Come insegnare la comunicazione nei percorsi ABA?
Quando si parla di autismo e disturbi del neurosviluppo, una delle caratteristiche più significative è la difficoltà — o addirittura l’assenza — di un sistema di comunicazione funzionale. Sappiamo quanto la comunicazione sia fondamentale nella vita quotidiana: non serve solo a “parlare” ma a relazionarci, a chiedere, a farci capire, a condividere emozioni e bisogni.
Per questo, nei percorsi educativi e riabilitativi basati sull’ABA (Analisi del Comportamento Applicata), insegnare la comunicazione non è solo importante: è una priorità assoluta.
Un bambino che non ha strumenti comunicativi adeguati avrà molte più probabilità di sviluppare comportamenti problema per ottenere ciò che desidera o per evitare ciò che non gli piace.
La comunicazione è un comportamento che si può insegnare
L’ABA parte da un principio fondamentale: anche la comunicazione è un comportamento.
Come tutti i comportamenti, può essere osservata, analizzata e insegnata in modo sistematico. Non importa come comunico — che sia con la voce, con i gesti, con le immagini o con un comunicatore — ciò che conta è la funzione della comunicazione: riuscire a farsi capire, a chiedere, a partecipare alla vita sociale.
Cos’è il comportamento verbale in ABA?
Il concetto di “comportamento verbale” nasce dagli studi di B.F. Skinner, che lo definisce come un comportamento che produce effetti sull’ambiente sociale, cioè sugli altri.
Quindi comunicare, per l’ABA, non significa solo parlare.
Significa utilizzare qualunque mezzo (gesti, immagini, simboli, dispositivi) per interagire con l’interlocutore e ottenere qualcosa.
La richiesta: la prima abilità da insegnare
Nel percorso ABA, la prima abilità comunicativa che viene insegnata è la richiesta (in gergo tecnico “mand”).
Perché? Perché è la funzione più immediata, più motivante, più utile per il bambino.
Un bambino che riesce a chiedere ciò che desidera è un bambino che inizia a sperimentare che la comunicazione funziona.
Questo riduce moltissimo i comportamenti problema legati alla frustrazione, all’incomprensione, alla difficoltà di farsi capire.
Come si insegna la richiesta? Le fasi operative:
Il Pairing: creare un ambiente positivo
Prima di tutto, il terapista deve “associare” la propria presenza a qualcosa di piacevole.
Questo si chiama pairing: significa che quando il terapista arriva, succedono cose belle.
Non è l’adulto che dà solo regole o istruzioni, ma è colui che fornisce accesso alle attività preferite, ai giochi, alle coccole, al divertimento.
Solo dopo questa fase si potrà iniziare a insegnare.
Identificare i rinforzatori del bambino
Ogni bambino ha gusti e interessi diversi.
Il terapista osserva, sperimenta e individua quali oggetti o attività sono davvero motivanti per il bambino: giochi, cibo, canzoni, video, stimoli sensoriali.
Creare la motivazione a chiedere
Il terapista propone un’attività gradita, ma dopo pochi secondi la interrompe.
Ad esempio: il bambino sta guardando un video → il terapista mette in pausa → il bambino deve chiedere per poter continuare.
Fornire il suggerimento adeguato
A seconda del sistema di comunicazione scelto per quel bambino (parola, segno, immagine, comunicatore) il terapista fornisce il suggerimento:
- dicendo la parola
- mostrando il segno
- indicando l’immagine
Il suggerimento deve essere immediato, chiaro, rispettoso dei tempi e delle capacità del bambino.
Rinforzare subito la richiesta
Quando il bambino tenta o produce la richiesta, il terapista consegna immediatamente ciò che è stato richiesto.
Questo permette al bambino di sperimentare che chiedere funziona!
Quale sistema di comunicazione scegliere?
La scelta del sistema comunicativo dipende dalle caratteristiche del bambino:
- Comunicazione vocale → se il bambino è in grado di produrre parole comprensibili
- Comunicazione per segni → se il bambino ha difficoltà a produrre suoni ma buone capacità motorie
- Comunicazione per immagini (PECS) → se il bambino ha bisogno di un supporto visivo
- Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) → se il bambino utilizza dispositivi o tabelle
La scelta viene sempre condivisa con l’équipe educativa e con la famiglia, in base all’osservazione e alle competenze del bambino.
Comunicare è il primo passo per imparare a vivere meglio
L’obiettivo dell’ABA non è solo insegnare comportamenti corretti.
È aiutare ogni bambino a trovare il proprio modo per essere parte del mondo, per interagire, per sentirsi accolto e compreso.
Per questo, insegnare la comunicazione non è solo un lavoro tecnico.
È un gesto profondo di cura, di rispetto, di fiducia nelle potenzialità di ciascuno.
Se hai domande su questo o altri temi contattaci!
Lo Staff della Cooperativa ABAcadabra
