Cos’è il Disturbo dello Spettro Autistico
Il Disturbo dello Spettro Autistico rientra nei Disturbi del Neurosviluppo e coinvolge ciò che più caratterizza l’essere umano: la capacità di relazionarsi con gli altri, di poter comprendere gli stati mentali altrui e il significato di ciò che si ascolta, lo sviluppo delle capacità empatiche, il riconoscimento delle emozioni nel viso altrui.
In “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, romanzo di Mark Haddon, il protagonista si presenta così:
Mi chiamo Christopher Boone, otto anni fa, quando incontrai Siobhan per la prima volta, lei mi mostrò questo disegno

e io imparai che significa <<essere tristi>>.[…] Poi mi mostrò anche questo disegno

e io imparai che significava <<essere felici>>. […] Poi ne disegnò altri, ma io non ero stato capace di dire cosa significassero. Le chiesi di disegnare tante di quelle facce e di scrivere vicino a ognuna di esse il loro significato.
Conservavo quel foglietto in tasca e lo tiravo fuori tutte le volte che non capivo cosa mi diceva la gente. Però era molto difficile capire a quali di questi diagrammi corrispondesse l’espressione delle loro facce, perché le facce delle persone cambiano velocemente.
Questo ragazzo, di appena quindici anni, per strada, tra la gente che quotidianamente incontra, estrae dalla tasca un piccolo foglietto col tentativo di “decifrare” l’espressione del viso del suo interlocutore. Sembrerebbe una scena quasi buffa e insolita, eppure per Christopher costituisce una fondamentale modalità per imparare a comprendere chi sta intorno a lui.
Criteri diagnostici per la diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico
Nello specifico, per procedere con la diagnosi di ASD (Autism Spectrum Disorder) è necessario soddisfare determinati criteri diagnostici, partendo dal presupposto che si tratta di uno Spettro e questa parola ci lascia già immaginare un’estrema eterogeneità.
Dedichiamoci quindi ai Criteri Diagnostici raccontati da Christian:
Deficit persistente nella comunicazione sociale e nell’interazione sociale
- Deficit nella reciprocità socio-emotiva: un approccio sociale atipico e fallimento nella normale conversazione (in avanti ed indietro) e/o un ridotto interesse nella condivisione degli interessi, emozioni e risposta e/o una mancanza di iniziativa nell’interazione sociale.
“Vedevo John e gli altri, ma non sapevo che dire… che fare… spesso preferivo starmene con le cuffie”.
- Deficit nei comportamenti comunicativi non verbali usati per l’interazione sociale: tali deficit vanno da una povera integrazione della comunicazione verbale e non verbale, attraverso atipicità nel contatto oculare e nel linguaggio del corpo, o deficit nella comprensione e nell’uso della comunicazione non verbale, fino alla totale mancanza di espressività facciale e gestualità.
“Ho imparato a parlare a 4 anni, e se devo pensare a cosa dire e parlare, io non riesco a guardarti, … è tutto troppo… poi la mia voce è “meccanica”, così mi hanno detto una volta, non so poi cosa significhi ma hanno detto così”
- Deficit nello sviluppo e mantenimento di relazioni, appropriate al livello di sviluppo (non comprese quelle con i genitori e caregiver): difficoltà nel regolare il comportamento rispetto ai diversi contesti sociali e/o difficoltà nella condivisione del gioco immaginativo e nel fare amicizie e/o apparente mancanza di interesse nelle persone.
“A casa gironzolo, a scuola gironzolo, al parco gironzolo, lo faccio sempre quando mi va. Mi hanno detto che a volte non potrei farlo, perché in alcuni contesti si sta seduti, ma io non so quando posso e quando no, quindi ci provo sempre”.
Comportamenti e/o interessi e/o attività ristrette e ripetitive come manifestato da almeno due dei seguenti punti:
- Linguaggio e/o movimenti motori e/o uso di oggetti, stereotipato e/o ripetitivo: come semplici stereotipie motorie, ecolalia, uso ripetitivo di oggetti, frasi idiosincratiche.
“Se mi arrabbio dico “la paura fa 90, la paura fa 90, la paura fa 90”, è incontrollabile, lo ripeto e ripeto. Ma se sono felice muovo le mani velocemente avanti e indietro e così fa anche la mia schiena, avanti e indietro”.
- Eccessiva aderenza alla routine, comportamenti verbali o non verbali ritualizzati e/o eccessiva resistenza ai cambiamenti: rituali motori, insistenza nel fare la stessa strada o mangiare lo stesso cibo, domande o discussioni incessanti o estremo stress a seguito di piccoli cambiamenti.
“Vetrina col bambino, segnale STOP, svolta a destra, panificio, chiesa, poi a sinistra, giardino, bandiera dell’Italia, sono arrivato a scuola. Se passo da dietro non vedo la bandiera e per me è tutto diverso”.
- Fissazione in interessi altamente ristretti con intensità o attenzione anormale: forte attaccamento per oggetti inusuali, interessi eccessivamente perseveranti.
“Poi nella vetrina col bambino conto 1, 2, 3, perché c’è il bambino lo scoiattolo e il coniglio, faccio sempre 1, 2, 3 quando ci sono 3 cose”.
- Iper-reattività e/o Ipo-reattività agli stimoli sensoriali o a certi aspetti dell’ambiente: apparente indifferenza al caldo/freddo/dolore, risposta avversa a suoni o tessuti specifici, eccessivo odorare o toccare gli oggetti, fascinazione verso luci o oggetti roteanti.
Si… guardo le luci, le cerco, e se sono intermittenti e colorate, ancora di più
ATTENZIONE!
I sintomi devono essere presenti nella prima infanzia (ma possono non diventare completamente manifesti finché la domanda sociale non eccede il limite delle capacità). L’insieme dei sintomi deve compromettere il funzionamento quotidiano.
Il Disturbo dello Spettro Autistico include quindi il Disturbo Autistico, la Sindrome di Asperger, il Disturbo disintegrativo dell’infanzia, e i Disturbi pervasivi non altrimenti specificati, tutte diagnosi che un tempo erano ben differenziate e che oggi rientrano nel famoso Spettro così eterogeneo e variegato.
Bibliografia:
DSM-5, American Psychiatric Association, 2014
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, Mark Haddon, 2003
Dott.ssa Martina Guzzardo, Psicologa e Analista del Comportamento (ABAIT), supervisore e referente clinico Cooperativa Abracadabra
